• Un riconoscimento al personale di Villa Paola

    Congratulazioni a tutto il personale di Villa Paola che oggi, 14 maggio 2021, ha ricevuto un riconoscimento da parte dell’ordine degli infermieri.
    Rola Cristina, fisioterapista dell’AUSL Bologna e Celeste La Riccia, infermiera AUSL Bologna hanno consegnato la pergamena che ringrazia tutto il personale che “con impegno, abnegazione e professionalità hanno garantito efficacia e affidabilità in tutte le sfide quotidiane che questo periodo di incertezza ha posto innanzi a noi”.

     

  • NUOVE TARIFFE PER GLI HOSPICE DELL’EMILIA ROMAGNA

    Dalle circa 3.800 persone con patologie croniche o degenerative, impossibilitate ad essere assistite a casa e prese in cura nel 2009 dagli hospice emiliano romagnoli, si è arrivati ad oltre 5.000 nel 2020. Anche le giornate di degenza sono cresciute: da poco più di 67.000, a poco meno di 87.000.

    Eppure, questi luoghi eletti per le cure palliative, capaci di migliorare la qualità di vita dei malati con malattie inguaribili e delle loro famiglie, in Italia non sono ancora regolati da un sistema tariffario nazionale.

    La Giunta regionale dell’Emilia Romagna, con la delibera n. 613 del 3 maggio 2021 “Adeguamento della tariffa per prestazioni erogate dalle strutture residenziali per le cure palliative (hospice) della regione Emilia-Romagna a decorrere dall’1/01/2021” ha portato il contributo giornaliero per paziente dai 197 euro di undici anni fa, a 230 euro. Un ritardo che è pesato interamente sui gestori, capaci tuttavia di mantenere alta la qualità dei servizi.

    Le nuove tariffe permetteranno d’investire ulteriormente nella personalizzazione dell’intervento, in una logica di continuità delle cure a persone estremamente fragili, come spiega con soddisfazione Pietro Segata, presidente di Società Dolce, gestore dell’hospice “Villa Adalgisa” di Ravenna: “Apprezziamo che nonostante l’emergenza Covid, l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, abbia saputo chiudere un capitolo aperto da troppo tempo. In questi anni abbiamo garantito la migliore assistenza e appropriatezza delle cure, ma da oggi potremo operare con maggiore serenità e innovazione”.

    Anche Alberto Alberani, presidente di Legacoopsociali Emilia Romagna, apprezza la svolta: “La Regione – dice –  ha recepito le richieste degli enti del Terzo Settore gestori di hospice, dopo un importante confronto e dialogo fra diversi soggetti. In particolare, la delibera riconosce gli interventi svolti da professionisti altamente qualificati, remunerando adeguatamente il costo giornaliero di un servizio molto complesso e condizionato da tante variabili, non solamente sanitarie. Non è casuale che in questi anni la rete degli hospice abbia evidenziato l’importanza dell’incontro fra vari soggetti, quali cooperative sociali, fondazioni, associazioni di parenti, volontariato, aziende sanitarie locali, Regione, determinando servizi che cercano di valorizzare i diversi apporti. Legacoopsociali Emilia Romagna è stata con grande piacere sollecitata da Società Dolce, che come Proges e Auroradomus gestisce un importante hospice, permettendo il rafforzamento della rete dei diversi gestori, anche attraverso un confronto con i tanti sistemi di accreditamento regionale.”

    L’accreditamento degli hospice prevede, per i prossimi mesi, una novità: la figura del direttore sanitario, come per i servizi della salute mentale e delle dipendenze: “Un riconoscimento – continua Alberani –  dell’importanza di questa tipologia di servizi, per i quali ci aspettiamo che anche grazie ai fondi del Pnrr, possa prevedersi un aumento di posti e di nuovi servizi.”

    Michela Bolondi, presidente di Proges e gestore dell’hospice di Piacenza “La Casa di Iris”, sottolinea la collaborazione tra gli hospice emiliano-romagnoli al tavolo congiunto con la Regione e l’obbiettivo raggiunto. Tariffe ferme da oltre dieci anni, senza nessun adeguamento economico, a fronte di costi di gestione sempre più alti, a cui si sono aggiunte variabili significative, messe in luce dall’emergenza pandemica: “La filosofia dell’hospice – spiega Bolondi –  è di attivare le giuste cure palliative per il paziente e per la sua famiglia. Le risorse economiche sono fondamentali per rendere la permanenza del malato e dei suoi cari il più protetta possibile e “su misura”. Formazione per il personale su accompagnamento, accoglienza e cura, supporto di figure esterne, attività finalizzate, presidi e ausili in aggiunta a quelli classici. “La casa di Iris” ha puntato sulla formazione, con un costo sostenuto quasi interamente dal gestore, ma ha permesso di rispondere bene a tutte le sollecitazioni. Durante la pandemia si è rimodulata l’organizzazione, considerando tutti i pazienti in ingresso potenzialmente positivi. In collaborazione con la Rete delle cure palliative e con l’Ausl abbiamo attivato progetti speciali, dove sono state riconosciute le spese aggiuntive sostenute per il Covid”.

    L’hospice di Piacenza è supportato dall’Ausl e dall’associazione “Insieme per l’hospice” fin dal 2011. I volontari sono una risorsa preziosa, come i familiari, molti dei quali hanno effettuato donazioni. La sensibilità e l’attenzione non sono mai mancati. Nemmeno dalla Regione: “L’aumento di retta – conclude Bolondi – servirà ad implementare percorsi di miglioramento e coprirà costi di gestione insostenibili coi parametri di undici anni fa e un 2020 in prima linea”.

    Dei volontari parla anche Mario Pretolani, consigliere dello IOR, Istituto oncologico romagnolo: “Gli hospice hanno continuato a vivere grazie al volontariato, che raccoglie donazioni a sostegno delle attività svolte. Il contributo che lo IOR porta all’hospice di Ravenna è molto apprezzato dalla base dei nostri volontari e resta un punto importante nella nostra attività, perché le cure palliative, per una persona terminale, significano migliore qualità di vita, minore sofferenza e assistenza da parte di personale altamente specializzato. È un accompagnamento insostituibile. La delibera della Regione ci permette di investire, migliorando i servizi e potenziando l’assistenza domiciliare per i pazienti dimessi dagli hospice”.

    Ma questo sarà un nuovo capitolo su cui lavorare.

  • La mortalità generale nella Città Metropolitana di Bologna e nel comune capoluogo nel 2020 e a gennaio 2021

    Nel 2020 nella città metropolitana di Bologna si sono registrati 13.330 decessi imputabili a tutte le cause di morte, con un incremento di mortalità generale pari in termini assoluti a 1.487 unità (+12,6%). L’impatto della pandemia nel territorio metropolitano nel 2020 in termini di maggiori decessi è stato quindi più contenuto rispetto alla media regionale (+17,2%) e anche a quella nazionale (+15,6%).
    L’analisi dei decessi per mese evidenzia nel territorio metropolitano di Bologna una forte concentrazione nei bimestri marzo-aprile (+729 unità) e novembre-dicembre (+811): in questi quattro mesi si è infatti determinato un incremento di mortalità di 1.540 unità, che risulta addirittura più elevato dell’intera variazione annua.

    L’analisi a livello metropolitano delle variazioni dei decessi per classi di età evidenzia tendenze simili a quelle regionali. Fino ai 44 anni non si registra un impatto letale significativo della pandemia e i valori assoluti dei decessi sono quasi sempre inferiori ai valori medi del quinquennio 2015-2019 (-2 unità da 0 a 14 anni, +4 unità fra 15 e 24 anni, -5 fra 25 e 34 anni e infine -21 fra 35 e 44 anni). Nel territorio metropolitano si registra un valore della mortalità più contenuto rispetto alla media 2015-2019 anche nella classe da 45 a 54 anni (-17 decessi) e il segno si inverte a partire dalla classe 55-64 anni (+62 decessi). Molto pesanti appaiono anche nella realtà metropolitana gli effetti letali della pandemia sulla popolazione anziana (+133 decessi fra 65 e 74 anni, +321 fra 75 e 84 anni e infine +1.013 fra le persone in età superiore a 84 anni). Purtroppo la maggiore mortalità registrata nel 2020 fra le persone anziane spiega quindi il 98,7% della variazione negativa dei decessi totali avvenuti nel 2020 nel territorio metropolitano.

    Clicca qui per leggere lo studio completo “L’impatto della pandemia sulla mortalità generale in Emilia-Romagna e nella Città Metropolitana di Bologna nel 2020 e nei primi mesi del 2021”
    a cura di Gianluigi Bovini e Franco Chiarini

    (image @articular)

  • Un drone alla CRA Nevio Fabbri

    Alla CRA “Nevio Fabbri” di Molinella (BO), gli anziani riprendono ad uscire. Dopo la vaccinazione anti Covid-19, pian piano si torna alla normalità e, complici le belle giornate di sole, le attività di animazione si svolgono nel parco della struttura, oggi Covid free e al pieno della sua capienza.
    Tra letture di giornale, discussioni su temi di attualità, canti e chiacchiere, c’è anche il momento della ginnastica all’aperto, per un pieno di benessere e salute. Con una novità: il volo del drone. Nel grande prato, il coordinatore Giuseppe Vito ha mostrato agli ospiti entusiasti, come si telecomanda un drone e a cosa serve. Al termine, hanno guardato insieme le foto scattate dal cielo, che li riprendono dall’alto.

  • Casa degli Etruschi

    La Casa degli Etruschi si trova nella frazione di Pian di Venola distante circa 2 chilometri dal medesimo comune di Marzabotto cui essa appartiene. La struttura, immersa nel verde di uno splendido parco, è comodamente raggiungibile in auto, a pochi minuti dal casello autostradale di Sasso Marconi, come in treno (fermata ferroviaria Pian di Venola di fronte alla struttura).

    La Casa degli Etruschi è una struttura socio-sanitaria che ospita persone con bisogni assistenziali di diversa intensità che necessitano, per ragioni di salute o nuove condizioni familiari, di adeguata assistenza. Attraverso un servizio altamente professionale, in un ambiente protetto, gli ospiti ricevono le cure necessarie volte a conservare e migliorare il loro stato di salute e far fronte alle possibili difficoltà tipiche della terza età.
    Casa degli Etruschi è una struttura socio-sanitaria specializzata nell’assistenza a persone anziane autosufficienti e non autosufficienti. Dispone di personale qualificato e permette di soggiornare sia come residenza permanente, che per il solo periodo estivo o per le fasi del recupero post ospedaliero.

    La Casa residenza per Anziani (CRA) è convenzionata con i Comuni facenti parte del Distretto dell’Appennino Bolognese.

    La residenza per anziani dispone di camere singole e doppie attrezzate per ogni esigenza, personalizzabili e dotate di riscaldamento e condizionatore. E presente uno spazio soggiorno con TV e salotto.
    Al piano terra è presente una grande sala polivalente, dove vengono servizi i pasti.
    La presenza di una palestra attrezzata e di fisioterapisti professionali permette di svolgere terapie individuali, di gruppo e/o di riabilitazione.

  • Villa Paola

    Nel centro di Bologna, comodamente raggiungibile dai mezzi pubblici e vicino all’Ospedale Sant’Orsola Malpighi, si trova Villa Paola, struttura di architettura moderna, circondata da un grande giardino alberato con anche un percorso protetto per ospiti affetti da demenza senile. Gli ospiti sono accolti in camere doppie o singole, tutte con bagno privato, personalizzabili, dotate di riscaldamento e condizionatore. Ad ogni piano è allestito uno spazio soggiorno con tv e sala da pranzo, dove sono serviti i pasti. La struttura dispone di una palestra ben attrezzata, di una grande sala animazione per le attività ricreative e occupazionali  e di un soggiorno a disposizione di ospiti e parenti. La Casa Residenza è aperta ai familiari con orario continuato, nel rispetto delle attività di servizio.

  • Nevio Fabbri

    Situata nella pianura padana a metà strada tra Bologna e Ferrara, nella cittadina di Molinella, si trova la Casa Residenza Anziani Nevio Fabbri, sviluppata interamente su un unico piano a valenza socio-assistenziale rivolta ad accogliere le persone anziane non autosufficienti con differenziati bisogni di assistenza socio-sanitaria.
    Oltre agli ambienti colorati e specificatamente arredati e ai percorsi interni protesici e funzionali, gli ospiti hanno la possibilità di godere di un ampio giardino e di una cucina interna. Tutte le camere sono dotate di servizi dedicati, aria climatizzata, telefono, tv e letti ortopedici ad altezza variabile.
    All’interno si trova la sala da pranzo con uscita diretta sul cortile esterno, oltre alla palestra dove  si pratica la fisioterapia di gruppo ed individuale.
    Lungo il corridoio si trovano inoltre l’infermeria, la reception, le guardiole degli operatori ed una piccola cappella in cui pregare.

     

  • I sintomi cognitivi da infezione SARS-Cov2

    Fin dalle prime fasi della diffusione della pandemia da Covid-19, gli psicologi si sono impegnati nel fornire supporto al personale sanitario, ai pazienti e alle persone che si sono trovate forzatamente a subire le misure di isolamento sociale; tali interventi erano mirati a prevenire l’insorgenza di problematiche psicopatologiche quali il disturbo post-traumatico da stress, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, insonnia e sintomatologia ossessivo-compulsiva.

    Le conseguenze indirette del lockdown come la ridotta mobilità e limitazione delle attività sociali che hanno coinvolto le popolazioni cognitivamente più fragili che comprendono sia patologie dello sviluppo (paralisi cerebrali infantili, disturbi dello spettro autistico, sindromi genetiche, ADHD, DSA, etc.) sia patologie acquisite (ictus, tumori, traumi cranio-encefalici, encefaliti, sindromi neurodegenerative, demenze, sclerosi, etc.) che anziani a rischio di sviluppare decadimento cognitivo. Infatti, la riduzione delle interazioni sociali e della mobilità ha comportato non solo la sospensione dei trattamenti specifici di abilitazione/riabilitazione cognitiva, ma anche una riduzione delle stimolazioni ambientali, fondamentali per lo sviluppo delle capacità in bambini cognitivamente fragili e per il mantenimento dell’autonomia funzionale e cognitiva di adulti ed anziani.

    Le recenti pubblicazioni in letteratura hanno messo in luce la possibilità di danni del virus al sistema nervoso centrale e le ripercussioni sul funzionamento cognitivo; in particolare sono state riscontrate alterazioni cognitive quali disturbi della memoria, deficit delle funzioni esecutive e, nei soggetti più anziani e con forme severe, stati confusivi. Tali compromissioni sono dovute sia al coinvolgimento virale del sistema nervoso sia ai lunghi periodi di ipossigenazione e alle lesioni cerebrali. Da qui è emerso gradualmente un altro obiettivo dell’intervento del professionista neuropsicologo, che riguarda in modo particolare le funzioni cognitive superiori e la loro possibile alterazione come esito diretto dell’infezione da SARS-CoV 2.

    Le alterazioni cerebrali hanno conseguenze neuropsicologiche (cognitive e comportamentali) con forte impatto sull’autonomia della persona, le quali possono persistere per tempi limitati o cronicizzarsi. In entrambi i casi, l’individuazione, il monitoraggio e il trattamento neuropsicologico dei deficit diventa fondamentale per permettere una corretta programmazione dell’assistenza e una piena comprensione delle conseguenze dell’infezione. La diagnosi del quadro cognitivo ha quindi l’obiettivo di inquadrare il deficit per permettere l’implementazione di programmi di riabilitazione specifici per i danni emersi.

    Presso l’Ambulatorio “Spazio Salute” il servizio di neuropsicologia si occupa di elaborare un profilo neuropsicologico che evidenzia i domini cognitivi deficitari inquadrandoli ai fini del trattamento con lo specifico obiettivo di elaborare un piano di trattamento di riabilitazione individualizzato; inoltre, verranno prese in carico le problematiche cognitive e comportamentali all’interno dello specifico contesto familiare e sociale di riferimento per il paziente, garantendo così un più efficace outcome riabilitativo.

    Dott. Marco Lorusso
    Psicologo, esperto in Neuropsicologia e Riabilitazione Neuropsicologica
    Società Dolce

    (photo @freepik)

  • Tratta e sfruttamento: due webinar promossi dal progetto “Oltre la strada”

    Due webinar per approfondire il tema della tratta e dello sfruttamento, dialogando con esperti dell’università, della sanità e della giustizia.

    Gli appuntamenti sono organizzati dal Comune di Bologna, insieme al Centro Zonarelli e alla rete di organizzazioni coinvolte nel progetto “Oltre la strada”, che sviluppa interventi e programmi di assistenza ed integrazione sociale rivolti a persone vittime di sfruttamento e/o tratta.
    Gli incontri si terranno lunedì 22 marzo dalle 10.30 alle 12.30 e lunedì 12 aprile dalle 10 alle 12, e verranno trasmessi in diretta streaming.

    Programma

    1° incontro, lunedì 22 marzo, dalle 10.30 alle 12.30
    Oltre la strada dialoga con Selenia Marabello e Maria Nolet su “Benessere dei migranti e sfruttamenti multipli”
    Apertura di Susanna Zaccaria, Assessora al contrasto alle discriminazioni, lotta alla violenza e
    alla tratta sulle donne e sui minori del Comune di Bologna
    Relatrici: Selenia Marabello, Università di Bologna – Maria Nolet, Ausl Città di Bologna
    Conduzione a cura di Andrea Distefano, progetto Oltre la strada – Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII

    2° incontro, lunedì 12 aprile, dalle 10 alle 12
    Oltre la strada dialoga con Stefano Orsi su “Reti di sfruttamento e criminalità organizzata”
    Apertura di Susanna Zaccaria, Assessora al contrasto alle discriminazioni, lotta alla violenza e
    alla tratta sulle donne e sui minori del Comune di Bologna
    Relatore: Stefano Orsi, Procura Generale presso la Corte di Appello di Bologna
    Conduzione a cura di Consuelo Bianchelli, progetto Oltre la strada – Cooperativa Sociale Società Dolce e Ass. Casa delle donne per non subire violenza ONLUS

    La partecipazione è libera e gratuita. Non occorre iscrizione.
    L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “Costruire futuro rievocando tracce: riconoscimento, partecipazione e nuove narrazioni. Una rassegna sul decennio ONU per le persone afrodiscendenti”.